A tu per tu con l’artista: l’Archivio Salvador Presta
giovedì 20 settembre 2018

A tu per tu con l’artista: l’Archivio Salvador Presta

“La luce, Salvador Presta non la cerca ma la trova. […] con la sensibilità del radar, i suoi quadri trasformano in movimento la minima luminosità atmosferica e in suono ogni ombra metallica.”

Capita spesso, quando si inizia a conoscere e studiare un nuovo artista, di sentirsi in qualche modo un’intrusa che va a ficcare il naso tra gli affari, talvolta anche privati, di un’altra persona.

Perché bisogna conoscerla bene, capire da dove trae le sue idee, cosa influenza il suo pensiero; cosa mette in moto la sua creatività e cosa attira la sua sensibilità di artista: occorre, in un certo senso, vivere per un po’ con lui o lei.

Come studiose e guide turistiche, solitamente questo intrufolarsi nella vita degli altri lo facciamo attraverso le collezioni di mostre e musei, mediante le pagine di cataloghi e saggi critici, aiutandoci con fotografie e racconti sul personaggio.

In un caso, però, abbiamo avuto il privilegio di entrare davvero nella casa dell’artista e, benché egli sia scomparso, di conoscere le persone che gli sono state care e che lo hanno seguito e accompagnato in tutta la sua mutevole carriera artistica: è l’occasione preziosa che ci ha offerto lo studio dell’Archivio Salvador Presta, gestito nella storica abitazione di Sesto San Giovanni dalla moglie e dai figli del Maestro.

Una casa che è come ci si aspetta sia la dimora di un artista: colma di libri e cataloghi, ricca di fotografie e ricordi, con le opere e le sculture che fanno capolino su una mensola o appoggiate alla parete. 

Assieme alla famiglia, abbiamo iniziato un lavoro ciclopico: dare una organizzazione digitale ai materiali e alla documentazione raccolta nella lunga carriera di Salvador e  dare un punto di riferimento ufficiale al pubblico: nasce da queste premesse il sito dell’Archivio www.salvadorpresta.org.

 

Un artista equilibrista

Di origini italiane ma giunto giovanissimo in Argentina, Presta si è rivelato da subito personalità curiosa e attenta a cogliere le nuove vibrazioni del clima culturale che lo circondavano: aderisce giovanissimo ai movimenti che, sin dagli anni Quaranta, a Buenos Aires si distaccano dalla figurazione, stringendo solide amicizie con personaggi come Carmelo Arden Quin, Tomás Maldonado e un altrettanto giovane Lucio Fontana.

Aderisce con entusiasmo al movimento Madì (MAterialismo DIalettico), e a 33 anni prende la sua strada fondando la sua corrente, il Movimento di integrazione plastica Costruttivo-Architetturale che propone una nuova dimensione estetica in cui pittura, architettura e scultura si fondono per dare nuove forme agli spazi dell'abitare umano.

Presta è un artista multiforme: nella sua lunga carriera sarà pittore, scultore, docente, grafico, scenografo, poeta e pubblicista, animato dall'ambizione di realizzare l'unificazione delle arti. Non a caso, France Delville nel 1993 ancora coglierà questa sua essenza:

"Movimenti immobili, danze in leggerezza, ecco le estreme meraviglie del mago, dopo ogni esplorazione del dominio del gioco! Che diversità nella ricerca di dialoghi tra colori e forme, che acrobazie, che equilibrismo!"

Dal 1965 torna in Italia, accolto dall'amico Fontana, e si stabilisce prima a Genova e poi a Milano, fondando negli anni Settanta e Ottanta prima il Codi-Art e poi il Madì italiano. Qui può dare forma alle sue innovative idee scultoree, che uniscono gli effetti di luce e colore al movimento: nascono gli "Spazi vibratili e metrici", le "Sfere cinetiche", gli "Aerocubi" e le "Cromostrutture". 

Fedele ai suoi esordi, fa sì che la sua opera non rimanga un elemento inerte ma che interagisca sempre con l'ambiente che la circonda: 

"Cinetismo, percettivismo, effetti spaziali, sono altrettanti fenomeni riscontrabili nell’ultima opera di Presta [...]. Oltre che con la luce, questi quadri agiscono in relazione con lo spazio e con lo scorrere del tempo. Su fondi bianchi presta applica “trame” bianche, creando una sottile intercapedine di luci ed ombre atta a fornire una continua interazione con l’ambiente, alla struttura concreta si sovrappongono strutture illusorie: vibrazioni, sonorità, organizzazione metrica; è questa illusorietà, fonte di poesia, che vieta una lettura troppo tecnica e specialistica dell’opera."

(Tommaso Trini, in “Domus”, 1967)

 

I riconoscimenti non si faranno attendere, sia in campo letterario che artistico, fino alla morte che lo coglie improvvisamente in Spagna nel 2009.

 

Ricerca e documentazione: l'Archivio

Salvador Presta ha lasciato alla famiglia un'eredità straordinaria, fatta anzitutto di ricordi unici che solo la sensibilità di un artista può regalare. E cristallizzata anche in fotografie, scritti, documenti, testimonianze e materiali che, pazientemente raccolti nel corso degli anni, attendono ora una riorganizzazione scrupolosa. 

L'Archivio costituito per volere della moglie e dei figli continua pertanto in questo paziente lavoro, di cui darà aggiornamento progressivo sul sito, che ha e continuerà ad avere la collaborazione di Art-U per l'archiviazione digitale: www.salvadorpresta.org siamo solo all'inizio!

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