L’enigma dell’arte: Giorgio De Chirico in mostra a Milano
mercoledì 25 settembre 2019

L’enigma dell’arte: Giorgio De Chirico in mostra a Milano

Inaugura il 25 settembre una nuova, grande mostra a Palazzo Reale dedicata ad uno dei più complessi e affascinanti artisti italiani del primo Novecento: Giorgio De Chirico, tra metafisica, piazze deserte e Muse Inquietanti…

Il Grande Metafisico

Siete mai passati in un luogo consueto, che vi è familiare e d'improvviso, vuoi per la luce dall'angolazione sorprendente, vuoi per uno stato d'animo interiore, lo avete percepito in maniera diversa, nuova, spiazzante? Come se a guardarlo non fossero i vostri occhi, ma l'occhio della vostra mente?

Quello che per l'uomo comune è un momento intenso, per il pittore metafisico è l'enigma che apre un mondo. Metafisica significa proprio questo: andare oltre l'apparenza fisica delle cose. Metafisica è anche la pittura di De Chirico, o per lo meno De Chirico è IL pittore della Metafisica per eccellenza, il suo creatore; ma non è stato solo e soltanto il Grande Metafisico, nonostante la critica abbia per molto tempo preferito proprio questa sua stagione alle altre della lunghissima carriera del maestro.  


Frammenti di una vita in viaggio

Ma andiamo con ordine. Giorgio De Chirico nasce in Grecia da genitori italiani e dopo la morte del padre si trasferisce a Monaco di Baviera con la madre e il fratello Andrea (che prenderà lo pseudonimo di Alberto Savinio, che forse conoscerete per numerose fatiche pittoriche, musicali e letterarie), dove studia Belle Arti e apprende il tedesco. Fresco di Accademia si trasferisce dal fratello a Parigi dove entra in contatto con Apollinaire, che di lui scriverà grandi cose. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1915, torna in Italia e invece di partire per il fronte viene ricoverato alla Villa del Seminario di Ferrara, un ospedale per malattie psichiche in quel periodo curiosamente ben frequentato da uomini di talento: qui conosce Carrà e De Pisis, tutti quanti impegnati a rimettersi in sesto e a dipingere. Dopo la guerra si muove fra Roma e Parigi, dove incontrerà sia la prima moglie Raissa che la seconda, e definitiva, Isabella Far. Negli anni fecondi tra le due guerre si sposta tra gli USA, Milano, Firenze fino a trasferirsi a Roma, dove trova definitiva dimora nel 1947 in un appartamento che affaccia direttamente sulla scalinata di Trinità dei Monti: ancora oggi, se fate un viaggio nella città eterna, non lasciatevi scappare l'opportunità di una visita alla splendida casa museo e sede della Fondazione Giorgio e Isa De Chirico. Lì vicino, al caffè Greco, prendeva l'aperitivo quasi tutti i giorni e lì lo ritrae Guttuso, con affetto e ironia, nel 1976, seduto tra la folla in atteggiamento contemplativo. Il Maestro muore novantenne, ormai nell'olimpo della pittura, dopo numerose personali tra cui quella alla Biennale di Venezia e la nomina ad Accademico di Francia. 


Tra piazze deserte e Muse inquietanti

Greco e al tempo stesso italiano di nascita, con formazione culturale tedesca e frequentazioni parigine: insomma, lo sradicamento e il viaggio sono costanti della sua vita che ritroviamo nei quadri sotto forma di treni sbuffanti, velieri, argonauti sulla spiaggia in partenza per orizzonti lontani. Il mondo di De Chirico è popolato di piazze silenziose solcate da ombre profonde, cariche di mistero e di presagio, manichini che si umanizzano e si abbracciano, ritratti che si trasformano in statue, templi greci appoggiati come giocattolini su pile di oggetti in stanze anguste, archeologi che covano nel proprio ventre colonne e capitelli, astronomi i cui occhi sono cavità vuote aperte sul cielo, per non parlare dei biscotti ferraresi più veri del vero ma incollati magicamente su vassoi sgargianti in perfetta verticalità. 


De Chirico cambia rotta spesso nella sua pittura e non sempre la critica accoglie favorevolmente queste sue esplorazioni nel barocco, nel vedutismo o nel recupero del mito classico che da sempre aleggia nella sua mente: perché i suoi quadri sono spazi mentali prima che pittorici. Allo stesso tempo è un eccellente artista, padrone della tecnica più raffinata, arrivando addirittura a creare da solo i propri colori e miscele. Pictor optimus sum, dichiara. La mostra di Palazzo Reale, la prima grande monografica dopo quella del 1970, è curata da Luca Massimo Barbero e ci accompagna anche nei territori meno conosciuti della sua produzione, dagli autoritratti in abiti d'epoca dallo stile impeccabile e dalla sottile ironia, ai paesaggi in cui ville assolate con finestre nascoste da verdi fronde sono popolate di cavalieri e statue, dai divertenti bagni misteriosi ai gladiatori aggrovigliati in improbabili lotte che nulla hanno di cruento, alla neometafisica dell'ultima fase della sua carriera, per chiudere con un omaggio di Warhol alla serialità delle Muse Inquietanti: De Chirico recupera ciclicamente temi, suggestioni, simboli e visioni, rielabora, aggiorna e copia se stesso, in un gioco di labirinti e specchi in cui inoltrarsi sarà esperienza curiosa, sorprendente e inaspettata. 


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