Il rito del Sacro Chiodo tra Monza e Milano
venerdì 11 settembre 2026

Il rito del Sacro Chiodo tra Monza e Milano

Il volo della Nivola tra storia e tradizioni, dalle origini del culto fino alle attuali celebrazioni meneghine e monzesi

La devota regina Elena, madre dell’imperatore Costantino, intraprese un lungo e faticoso viaggio in Terrasanta, alla ricerca delle reliquie della Vera Croce. L’impresa fu di successo, avendo ella rinvenuto a Gerusalemme il legno della Croce e i tre chiodi con cui Gesù vi fu appeso.


Vetrata del Duomo di Milano V34 - Sant’Elena e il ritrovamento della Vera Croce, 1570 (immagine da artsandculture.google.com)


La regina decise di riportare le reliquie in Europa ma - secondo la tradizione - durante il viaggio di ritorno la sua imbarcazione si trovò in grave difficoltà a causa di una tempesta, che si placò solo quando si decise di sacrificare uno dei Sacri Chiodi, gettandolo in mare per invocare la protezione divina.

I Chiodi rimanenti, una volta arrivati in Europa, furono invece trasformati in un morso di cavallo - destinato alla cavalcatura del figlio Costantino - e in un diadema, anch'esso indossato dall’imperatore.

E qui, iniziano i problemi.

Perché innanzitutto bisogna capire cosa si intenda con il termine “diadema”. Oggi noi diremmo che si tratta di una corona, ma in passato il termine poteva anche significare “elmo”. Questo manufatto, creato per dare a Costantino una protezione e un’investitura divina, potrebbe essere stato modificato nei secoli, viaggiando nelle corti e adattandosi a diverse teste e alle mode di altre epoche fino a che, nel periodo carolingio, fu scelto da Carlo Magno per essere incoronato Re d’Italia, invocando sulla sua persona la stessa protezione dell’età antica.

Dopo di lui, altri sovrani scelsero questa corona per testimoniare il loro ruolo di sovrani, dovendo escogitare piccoli stratagemmi per poterla indossare… la corona infatti, almeno dal 1530 - quando fu utilizzata da Carlo V per la sua incoronazione a Re d’Italia, a Bologna - era stata rimpicciolita, rimuovendo una o forse due placche della sua circonferenza. Ancora oggi si nota nella parte frontale un’imperfezione nella decorazione, e nella parte retrostante una frattura, una crepa, rimasta dove forse è stato rimosso un pezzo.

Avete ormai capito a quale corona ci stiamo riferendo: è la Corona Ferrea custodita nel Duomo di Monza!


La Corona Ferrea (fonte: www.museoduomomonza.it) 


Oggi sappiamo con certezza che la Corona non contiene ferro, anche se vi sono tracce di ruggine in alcuni punti, e che quell’anello grigio al suo interno è realizzato in argento: ha la funzione di tenere assieme le sei placche attuali e forse anche di “compensare” con un materiale nobile, la perdita del chiodo di ferro (forse posizionato come un archetto nella parte superiore, parte di una sorta di “casco”), avvenuta in un’epoca non meglio definita.

Dopo lunghi dibattiti, nel 1717 la Chiesa cattolica ha ufficialmente riconosciuto il culto della Corona Ferrea come reliquia ma già dal 1576, per volontà dell’allora vescovo di Milano Carlo Borromeo, viene celebrata la processione del Sacro Chiodo, la terza domenica di Settembre.

In questa occasione la Corona esce eccezionalmente dalla Cappella in cui è custodita, e all’interno di una grande croce-reliquiario, collocata in posizione verticale per rendere meglio visibile l’anello interno (è per tradizione considerato ancora quello il chiodo, anche se sappiamo che non è possibile), è portata in processione nel centro storico di Monza dall’Arciprete della città con la scorta degli Alabardieri, i soldati che la difendono da secoli.


Processione del Sacro Chiodo (immagine dal web)


La festa del Sacro Chiodo non è però una sola esclusiva di Monza, perché a non molti chilometri di distanza si troverebbe anche il secondo chiodo sopravvissuto, quello modificato a forma di morso di cavallo.


Sacro Chiodo nel Duomo di Milano (immagine dal web)


Il protagonista del ritrovamento, in questo caso, è Sant’Ambrogio, nel periodo in cui fu vescovo di Milano alla fine del IV secolo. La tradizione dice che Ambrogio si imbattè casualmente nel chiodo, trovandolo nella bottega di un fabbro che non riusciva a modellare questo pezzo di ferro in forma di morso di cavallo.

Ambrogio, riconosciuta la reliquia, la fece trasferire nella basilica di Santa Tecla, e quando questa fu demolita, fu spostata nella nuova Cattedrale in costruzione e collocata in una posizione sopraelevata per essere al riparo da furti, e contemporaneamente rimanere visibile a tutti anche solo da lontano.

C’è però un giorno dell’anno in cui il chiodo viene portato davanti all’assemblea dei fedeli: per la Chiesa di Milano la festa del Sacro Chiodo cade intorno alla metà di Settembre (il 14 del mese è la ricorrenza dell’Esaltazione della Croce) e nel Duomo si svolge il famoso Rito della Nivola.

Per prelevare il chiodo dal suo reliquiario a 40 metri d’altezza, viene infatti utilizzato una sorta di “ascensore” realizzato nel 1624 e decorato con immagini di angeli e nuvole (da qui la definizione Nivola). In passato il sacerdote veniva sollevato fino al reliquiario tramite un sistema di carrucole azionate da vigorose braccia umane, oggi la procedura è meccanizzata ma la suggestione rimane intatta!


La Nivola (immagine da www.chiesadimilano.it) 


Il morso di cavallo resta quindi esposto sull’altare 40 ore per l’adorazione della reliquia e poi riportato nella sua postazione con una nuova ascesa in Nivola.

Durante l’anno la Nivola rimane all’interno della Cattedrale, avvolta in teli e sospesa nello spazio della prima campata della navata esterna destra, visibile appena entrati dalla corrispondente porta del Duomo.


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