Il santuario delle Grazie: rivoluzione green a Monza
lunedì 05 ottobre 2020

Il santuario delle Grazie: rivoluzione green a Monza

Il convento è il primo al mondo a diventare struttura a impatto zero, testimoniando come la comunità francescana, da secoli stanziata a Monza, abbia a cuore il benessere della città e della sua popolazione.

Negli ultimi tempi sui media locali si è parlato della "rivoluzione green" attuata dal convento francescano di Santa Maria delle Grazie Vecchie, meglio conosciuto da tutti i monzesi come Santuario delle Grazie.

L'installazione di un nuovo impianto fotovoltaico e la piantumazione di venti nuovi ulivi, hanno certificato il convento (primo al mondo!) come struttura a impatto zero, dimostrando ancora una volta come la comunità francescana, da secoli stanziata a Monza, abbia a cuore l'accudimento della città e della sua popolazione.


TRA STORIA E DEVOZIONE

Le prime comunità francescane si stanziarono a Monza agli inizi del XIV secolo, avendo prima sede presso l'attuale chiesa di Santa Maria in Strada e poi, una volta ceduto il passo agli Agostiniani di San Marco, trasferendosi in una nuova e più ampia sistemazione affacciata sulla piazza del mercato. Si tratta dell'edificio che oggi ospita il Liceo Zucchi, trasformato con la soppressione del convento nel tardo XVIII secolo in caserma, ospedale e ufficio postale prima di diventare sede dell'istituto scolastico; tracce dell'antica preesistenza sono ancora visibili in frammenti di pittura a decorazione delle colonne all'ingresso su piazza Trento e Trieste.

Oltre a questa prestigiosa sede nel cuore della città, per volontà dei monzesi i Frati Minori Francescani poterono stanziarsi in un altro convento, in posizione più periferica, la cui prima pietra fu posata nel 1463: si tratta del primo nucleo del Santuario della Madonna delle Grazie che da allora sarà sempre frequentatissimo dai monzesi, soprattutto dalle famiglie in difficoltà economica che trovavano aiuto e assistenza nei religiosi sempre pronti ad accoglierli per un pasto caldo. La popolarità del Santuario era inoltre alimentata dalla presenza di un'immagine devozionale, raffigurante l'Annunciazione e oggi collocata sull'altare maggiore della chiesa, particolarmente venerata dai monzesi e considerata miracolosa: ad essa si rivolgevano le preghiere di coloro che chiedevano la guarigione dei propri cari da malattie e gravi ferite, ricambiando la grazia concessa con offerta di ceri e ex voto. La tradizione è viva ancora oggi e la cappella della Madonna delle Grazie è sempre molto frequentata dai devoti che non mancano di lasciare la propria offerta alla Vergine per l'assistenza richiesta. 

Negli anni la collezione di ex voto si è arricchita di immagini fotografiche, vestine da infanti e oggetti particolari: chi si ricorda, qualche decennio fa la presenza di una giraffa impagliata? Era il dono di un frate missionario alla Madonna!


"GRAZIE VECCHIE" E "GRAZIE NUOVE"

La struttura dell'edificio è stata gravemente compromessa dall'abbandono seguito alla soppressione del convento nel tardo '700

Nonostante ciò si riconosce il tipico schema applicato alle chiese mendicanti: la struttura non doveva essere troppo ampia, e si preferiva un clima raccolto e adatto alla preghiera e meditazione, con una sola navata e un ampio coro. Sul lato destro si aprivano tre cappelle: una dedicata a San Francesco, una a San Giovanni Battista e una ai martiri francescani. Tipica era la presenza del tramezzo, ossia una parete che attraversa la navata, aperta da archi, sulla quale era abitudine affrescare grandi scene dedicate a episodi della vita di Gesù e di Maria. Era questo il mezzo più adatto a trasmettere gli insegnamenti cristiani anche a coloro che non potevano accedere alle Sacre Scritture: la cosiddetta "Biblia Pauperum" (Bibbia dei poveri) che sopperiva al diffusissimo analfabetismo del tempo.

La grande devozione verso il Santuario, nel tempo, attirò sempre più pellegrini dalla Brianza e ciò comportò la creazione di un ponte in pietra (al posto del più antico in legno) per il passaggio sul vicino fiume Lambro; inoltre la fiera organizzata con grande partecipazione di bancarelle ad ogni ricorrenza della Madonna delle Grazie (25 marzo) era ormai talmente fuori controllo da costringere i frati nel 1722 a collocare nel cortile della chiesa una colonna di pietra, sormontata da una croce, per segnare il limite dello spazio di preghiera oltre il quale non era ammesso collocare alcun banchetto. 

Purtroppo tutto questo affetto dei devoti non risparmiò il convento dalla soppressione e così la comunità francescana fu costretta ad abbandonare la sua casa. Il problema era garantire l'accesso all'immagine della Madonna delle Grazie, così come era chiamata da tutti, nonostante la chiusura della chiesa. L'opera fu dunque trasferita temporaneamente in un locale adiacente al Duomo e quindi nel XIX secolo posizionata in un nuovo luogo di preghiera, le cosiddette "Grazie Nuove" (e da qui nasce anche la tradizione di indicare il Santuario con il nome di "Grazie Vecchie"!). 

I Francescani infatti non avevano smesso di prendersi cura degli ultimi della città e avevano fondato un ospedale poco distante da quello di San Gerardo, appena al di là del fiume, grossomodo nella zona dell'attuale piazza Garibaldi, dove i più attenti avranno notato la presenza di un'edicola devozionale accompagnata da una targa che ricorda proprio la presenza della chiesa/cappella del luogo di ricovero.


I RESTAURI NOVECENTESCHI

Dopo diversi incidenti che avevano gravemente danneggiato la struttura delle Grazie Vecchie, mai del tutto abbandonata dai suoi fedeli, tra cui la caduta di alcuni alberi che avevano compromesso molte delle cappella della Via Crucis, e un devastante incendio che nel 1893 distrusse completamente gli arredi e gli affreschi quattrocenteschi, negli anni '30 del XX secolo si attuarono i lavori di recupero e restauro della struttura. Oggi, anche se notevolmente ridotto rispetto al passato, per cui si conserva solo un chiostro dei quattro originali, il complesso delle Grazie Vecchie mantiene intatto il suo fascino: addossato al corso del Lambro, con un grande giardino alle spalle un tempo orto e frutteto dei frati, affiancato dalla struttura del granaio e dalle recuperate cappelle della Via Crucis nel piazzale antistante la chiesa, anch'essa recentemente restaurata all'esterno e più che mai testimone dell'abilità edilizia del Rinascimento lombardo. 

Un luogo fuori dal tempo, dove regnano la quiete e un'atmosfera accogliente e pacata che lo rendono uno degli angoli più suggestivi e amati della città.


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