I Catari in Brianza
martedì 16 marzo 2021

I Catari in Brianza

A partire dal XII secolo il centro brianzolo di Concorezzo fu una delle principali sedi della setta eretica dei Catari: vi raccontiamo la storia di questa setta religiosa

I "Sermones contra Catharos" di Ecberto di Schonau furono il testo all'interno del quale, tra il 1152 e il 1156, fece la sua comparsa per la prima volta il termine "cataro".

Anche chiamati "Boni Christiani" o "Buoni Uomini" o, ancor meglio, i "Perfetti", provenivano soprattutto dalla Linguadoca, in Francia, facendo proseliti in particolare fra i ceti più umili della popolazione.

Nel processo di diffusione, nella penisola italica, dell'eresia nata per minacciare l'ordine costituito della religione cattolica, al tempo segnata da scandali e rivolgimenti interni, essi trovarono un ricco e facile insediamento nel borgo di Concorezzo destinato, quindi, a divenire uno dei più importanti centri catari d'Italia con più di 1500 perfetti, sui 4000 totali censiti in tutta Europa.

Perchè proprio Concorezzo? Il piccolo villaggio alle porte di Milano era specializzato nell'attività commerciale della produzione degli aghi (tanto che, ancora oggi, quale benemerenza cittadina, si suole attribuire il premio della "Gugia d'oro") ed essendo numerosi, tra i catari, i mercanti di stoffe, qui avevano trovato un buon avamposto del movimento nell'Italia settentrionale sfruttando la scusa dell'acquisto degli aghi.

Predicando un rinnovamento religioso e sociale, basavano il proprio credo su di una visione dualista costituita dai principi del Bene e del Male: al Bene corrispondeva il Dio vero e buono del cielo, creatore delle anime; al Male il Dio malvagio, il diavolo, Satana, creatore del mondo materiale. In quanto creatura di carne, l'essere umano stesso era considerato, a sua volta, di origine diabolica, un corpo in cui era stata imprigionata l'anima, realtà spirituale destinata a far ritorno al regno dei cieli. 

Da ciò conseguiva un rifiuto totale dell'autorità, l'opposizione strenua ai piaceri della carne, tra cui l'istituto stesso del matrimonio considerato mezzo illecito per aumentare, tramite l'atto della copulazione, la schiera degli schiavi di Satana, la condanna del consumo di latte e carne in quanto derivati animali appartenenti al regno di Satana e la celebrazione della morte quale unico passaggio per la liberazione definitiva dello spirito.

La dottrina catara, così strutturata, costituiva dunque un reale pericolo per l'intera struttura sociale tanto che, contro di essa, si scagliò l'Inquisizione.

Lo scontro portò, nel 1252, all'assassinio di Pietro da Verona, frate domenicano, inquisitore, il cui zelo non piacque al nobile cataro Stefano Confalonieri di Agliate che commissionò ad un sicario l'omicidio. 

Il gesto scatenò, da quel momento, l'ira del Podestà Oldrado da Tresseno che avviò una cruenta repressione usando come avamposto la Chiesa di S. Eugenio di Concorezzo e sancendo così la fine della comunità catara locale e, di lì a poco, nazionale.

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