Alchimie pop: a Monza arriva Andy Warhol
giovedì 14 febbraio 2019

Alchimie pop: a Monza arriva Andy Warhol

140 opere: tante sono esposte nella mostra all'Orangerie della Villa Reale di Monza, dedicata a "Andy Warhol, l'alchimista degli anni Sessanta". Raccontare un artista, un personaggio così poliedrico e sensibile come Warhol è sempre difficile, ma siamo pronte a raccogliere la sfida.

Centoquaranta opere: tante sono esposte nella mostra all'Orangerie della Villa Reale di Monza, dedicata a "Andy Warhol, l'alchimista degli anni Sessanta".

Tante? Poche? Di certo, raccontare un artista, un personaggio così poliedrico e sensibile come Warhol è sempre difficile nel breve spazio di una mostra temporanea.

Chi era Andy Warhol? Un designer, un attore, un visionario, un business man, un regista, un pittore..era questo, ma più di tutto (e tutti) era un uomo che stava nel suo tempo, lo viveva con curiosità ed era capace di captare le tendenze con una lungimiranza straordinaria. Il suo talento e la sua fragilità fu la sua spiccata sensibilità verso il mondo, che lo portò a cogliere prima di chiunque altro il sentimento collettivo: sapeva interpretare alla perfezione, con un linguaggio personale e riconoscibilissimo, le ansie e le distorsioni dell' America, sempre in bilico tra l'immagine dorata dello svago, della ricchezza e della modernità e il suo contraltare fatto di conformismo, superficialità e solitudine.

I ritratti delle star e della gente comune, le serie dedicate alla morte, ai travestiti, ai prodotti del consumismo sono lo specchio della società in cui Warhol vive e il suo riprodurli in serie, con modalità più industriali che tradizionalmente artistiche, non fece altro che sottolineare con più forza il nuovo ruolo dell'artista: creatore sì, ma soprattutto impresario, business man, in grado di monetizzare la propria creatività.

Dalla moda alla pittura, alla musica, al cinema, alla scrittura Warhol sperimentò praticamente tutte le forme di espressione a sua disposizione, sempre ottenendo grande successo. Tra gli anni Sessanta e gli Ottanta la sua Factory, la fucina, il laboratorio in cui creava o faceva creare le sue opere, fu il luogo di arte più avanzato, quello in cui tutta la gente "trendy" e in vista voleva essere ammessa per poter dire " io c'ero".

La visita alla mostra è un percorso tra le tante facce di Warhol, un invito a non fermarsi all'apparenza dei colori brillanti e delle immagini pop, ma andare a sbirciare sotto la superficie, alla ricerca di quei messaggi, più profondi e mai banali, che l'artista ha saputo calibrare e mescolare nelle sue produzioni con la precisione di un antico alchimista. 

Warhol avrebbe gradito che il pubblico andasse in profondità, osservando le sue opere? Probabilmente sì, se è vero che, provocatoriamente, affermava: "Se volete sapere tutto su Andy Warhol, guardate solo la superficie: dei miei dipinti, dei miei film e di me, eccomi là. Dietro non c'è niente". Una sfida che noi, oggi, siamo felici di raccogliere.

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