5 cose da vedere a Vimercate
giovedì 04 marzo 2021

5 cose da vedere a Vimercate

Cosa vedere a Vimercate in un giorno? Cinque tappe da non perdere tra antichi ponti romani, palazzi con affreschi barocchi, il Museo del Territorio e... una macabra opera scultorea

Vi proponiamo un breve itinerario che ci porta a visitare i luoghi più noti di Vimercate: passeggiando tra musei, resti romani e chiese affrescate, ripercorreremo la storia di questa città e i suoi monumenti più curiosi!




1. MUST. Il museo del territorio più interattivo della Brianza.


Un museo da non perdere, uno scrigno di opere d'arte, sculture, ritratti, reperti romani e istallazioni multimediali per ripercorrere in modo interattivo e dinamico la millenaria storia di Vimercate e del suo territorio. 

Il MUST di Vimercate nasce nel 2010 nell'ala sud della settecentesca Villa Sottocasa, abitata nel XIX secolo dai coniugi Luigi Ponti ed Elisabetta Sottocasa. 

Al piano terra le sale si snodano in un percorso cronologico, dalle origini celtiche e romane dell'antica Vicus mercati, passando per medievali chiese-fortezze, castelli feudali e ponti romani che diventano porte cittadine, fino alle ville di delizia del territorio e allo sviluppo industriale ottocentesco.

Al piano superiore i padroni di casa- i coniugi Ponti- ci invitano a esplorare le stanze della servitù trasformate in ambienti museali interattivi e coinvolgenti: magiche torce cancellano e riscostruiscono i luoghi del territorio tra presente e passato, armadietti-expo raccontano lo sviluppo economico e produttivo di luoghi votati al lavoro, archivi di video, interviste e immagini digitalizzate danno voce a uomini e donne che hanno fatto la nostra storia, vasi della memoria custodiscono il nostro futuro e la nostra identità.

Un viaggio da non perdere per adulti curiosi e bambini di tutte le età.



2. LA CHIESA DI S. STEFANO. Chiesa plebana o fortezza medievale?


Un piccolo frammento di pietra ad intreccio murato nell'abside della Chiesa di S. Stefano ci riporta indietro nel tempo, quando la primitiva chiesa venne fondata durante i turbinosi anni dell'epoca ottoniana. Del primitivo edificio null'altro si è conservato, poichè nel tardo medioevo l'edificio cambia pelle e, da antica chiesa battesimale al centro della pieve di Vimercate, entra a far parte del circuito difensivo del castellum vimercatese, trasformandosi in una fortezza, di cui l'attuale Piazza Castellana è ricordo toponomastico.

Se siete fortunati e la trovate aperta, non fatevi sfuggire l'occasione di entrare nei suoi spazi solenni e silenziosi e lasciatevi avvolgere dalle prospettive e dagli scorci mozzafiato del catino absidale, dove il pittore bresciano Lattanzio Gambara alla metà del 1500 racconta la vita e il martirio del primo santo della storia della Chiesa, il diacono Stefano.

Dopo una discesa nella cripta, piccola e intatta nel suo impianto romanico, tornate alla luce del sole e alzate lo sguardo verso la parte alta della facciata, dove ritroverete S. Stefano scolpito accanto alla Vergine col bambino e un misterioso martire cavaliere, i cui originali trecenteschi sono custoditi al sicuro nella sala della pieve del museo MUST.

E se avete una buona vista, sul campanile riuscirete a scorgere una piccola testa di uomo barbuto, protome apotropaica che scacciava gli spariti maligni da Vimercate e proteggeva i suoi abitanti nei secoli complessi dell'epoca medievale (e speriamo anche nei nostri!).



3. IL PONTE DI SAN ROCCO. Da ponte romano a porta-torre della città.


Camminando sul ponte di San Rocco, alla fine di via Cavour, si ha la sensazione di essere catapultati indietro nel tempo, quando Vicus Mercati era il centro commerciale e viabilistico del territorio circostante.

Il ponte venne costruito dai romani su un torrente Molgora che all'epoca era certamente più impetuoso e ricco di acqua, con cinque arcate a tutto sesto, di cui una è andata purtroppo perduta, e un sistema di pile e fornici tuttora visibili.

Quando nel medioevo Vimercate si dota di una cinta muraria difensiva, il ponte diventa una delle tre porte di accesso alla città, col nome di Porta di Moriano, l'unica oggi sopravvissuta alle demolizioni ottocentesche. Come la Chiesa di Santo Stefano, anche il Ponte di San Rocco viene fortificato nel XV secolo, con l'aggiunta della torre orientale e il soprelevamento della Porta di Moriano, munite di feritoie e caditoie per avvistare i pericoli da lontano.

E proprio sull'arco della porta-torre una seconda testina umana apotropaica venne posta per impaurire e scacciare gli spiriti malvagi e le sventure, così come, secoli dopo, farà la statua della Betata Vergine del Rosario in processione durante la grande epidemia di peste, liberando miracolosamente la città dal morbo. 



4. PALAZZO TROTTI. Affreschi barocchetti nel palazzo di città.


Affacciato su Piazza Unità di Italia è oggi la sede degli uffici amministrativi del Comune di Vimercate. Nessuno dall'esterno potrà intuire la ricchezza e omogeneità della decorazione che adorna le sale dei due piani del palazzo.

Antica dimora dei primi feudatari di Vimercate alla fine del 1400, appartenuto alla famiglia Secco Borella, all'inizio del 1700 viene acquisito dalla famiglia Trotti che intraprende una intensa attività di rinnovamento del palazzo. 

Le pitture che ornano i fregi figurati nella parta alta delle pareti sono un omaggio da parte della pittura barocchetta lombarda a moltissime figure femminili, forti e volitive, le cui vicende eroiche, amorose e di potere sono tratte dalla Bibbia, dalla lirica classica, dalla storia romana, dai poemi epico-cavallereschi: Cleopatra, Semiramide, Atalanta, Ippolita e Onfale, le dee dell'Olimpo, Andromeda, Tisbe e Angelica, immortalate da un anonimo pittore nella prima campagna del 1705 e da Giuseppe Antonio Orelli alla metà del secolo.

Una residenza piena di fascino e poesia, in cui tutto, dalla pittura al monocromo, dalla decorazione dei soffitti alle boiserie, dalle specchiere ai ferri battuti, ci racconta di un progetto unitario e coerente che dal medioevo arriva fino all'unità d'Italia e alla nostra contemporaneità.



5. LA MORTE DI RUGINELLO. Il memento mori vimercatese


Appena fuori dall'abitato di Vimercate, in frazione Ruginello, uno scenografico e originale complesso architettonico settecentesco domina con la sua presenza un po' curiosa e un po' inquietante la campagna vimercatese e introduce al piccolo cimitero con la chiesa romanica di Santa Maria Assunta.

Due scheletri, un po' ironici e un po' macabri, sormontati da trofei composti da ammassi di teschi, reggono una clessidra e una falce, simboli del trascorrere inesorabile del tempo e della precarietà della vita umana. Se il messaggio non fosse abbastanza esplicito, soffermatevi a leggere i due cartigli tenuti tra le loro mani ossute: "Hodie mihi, cras tibi" cioè "oggi a me, domani a te" e "Date et dabitur vobis" cioè "date e vi sarà dato", in relazione ad una cassetta per le elemosine posta vicino.


Dopo questa mesta meditazione sul nostro comune destino, consigliamo di tornare in città e dedicarsi a esorcizzare i cattivi pensieri dedicandosi a qualche compera nei negozi del centro o a una buona merenda in uno dei tanti bar, gelaterie, enoteche e ristoranti del paese.


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